Navata laterale sinistra.
Ritorniamo sul sagrato ed entriamo attraverso la porta di ponente, volgiamoci a destra e vediamo l’altra pila per l’acqua santa, anch’essa in marmo rosso. Sul piedistallo l’iscrizione del donatore: Ang.s Chcc.s Prot.s Apost.s et Archip.r 4;s. A.D. 1631 D.D. (Angelo Checcoli,Protonotario apostolico e quarto arciprete, nell’anno del Signore 1631).
Prima cappella di sinistra.
Questa è per le Confessioni. Nella parete di sinistra è ricavata una nicchia per la statua della Madonna detta della Cintura (alta m. 1,15). È in legno policromo, opera di ignoto del sec. XVII È particolarmente espressiva.
Da secoli esisteva in questa chiesa arcipretale una fiorente Compagnia detta della Cintura: ne resta memoria in una casa colonica situata nell’angolo via Bagnarolo-Punta.
Questa cappella è dedicata a S. Antonio da Padova, infatti il quadro appeso alla parete di fondo proviene dalla demolita chiesa dei Frati dedicata appunto a questo Santo. La tela (m. 2,50 x 1,70) rappresenta S. Antonio in atto di ricevere dalle mani della Vergine Santissima il bambino Gesù che gli porge un giglio. A destra, in atteggiamento ieratico, è la figura ritta di San Francesco d’Assisi che stringe al petto il Crocefisso. Sulla sinistra invece, inginocchiato e rivestito degli abiti pontificali, è S. Antonio Abate: un angelo sul retro porta la mitra e il pastorale del Santo, mentre, ai suoi piedi, un putto alato con una mano suona il campanello e con I’altra protegge il fuoco, ambedue simboli riferiti appunto a S. Antonio Abate. Le figure sono all’interno di un tempio accuratamente lastricato in marmo.
Non abbiamo alcuna notizia a riguardo di questo quadro: ridotto molto male, è stato recentemente restaurato. Non gli si può dare una attribuzione probabile, ma lo si può riferire, considerati gli elementi pittorici, al sec. XVII.
Seconda cappella di sinistra.
Dedicata alla Madonna del Rosario. Entro una bella cornice in legno dorato, a gigli, è un grande dipinto ad olio su tela (m. 3,33 x 2,26).Rappresenta in alto la Beata Vergine fra nuvole, sostenuta da un grande angelo mentre altri putti alati le fanno festa intorno e due di essi le sorreggono sul capo la corona di rose. La Vergine è in atto di offrire la corona del rosario a San Domenico inginocchiato alla sua destra, mentre il bambino Gesù, volto dall’altra parte, tiene altre due corone nelle manine. In basso, a destra, e inginocchiato in atteggiamento orante San Pietro da Verona, martire († 1252) colpito alla testa dal falcastro degli assassini.
In fondo, nel mezzo, un grassoccio putto alato presenta a San Domenico il giglio della purezza e a San Pietro la palma del martirio.
Questa è opera di Giacomo Parolini ferrarese e si può ascrivere verso il 1710. Giacomo Parolini, nato a Ferrara nel 1663 ed ivi morto nel1733, ha studiato a Bologna con Carlo Cignani. È stato amico di Dal Sole, Crespi e Canuti. Ha lavorato quasi esclusivamente a Ferrara. Sue opere si possono ammirare sia nel Duomo di Ferrara come in altre chiese della medesima città.
Terza cappella di sinistra.
Dedicata alle Anime Sante del Purgatorio. La pala d’altare dipinta ad olio su tela (m.2,70 x 1,80) è racchiusa in bella cornice di legno dorato. Rappresenta la Vergine Santissima che appare a S. Antonio da Padova e gli porge il Bambino Gesù; a fianco della Vergine è San Giovannino. Sant’Antonio tende le mani verso la Madonna e invoca da Lei la liberazione delle Anime Sante che soffrono fra le fiamme. Una di esse è accompagnata finalmente alla gloria eterna da un grande angelo.
Mancano notizie di questo quadro. L’inventario più volte citato parla di “opera di buon pennello”. Il Corbara lo attribuisce al XVII sec.
Quarta cappella di sinistra.
Dedicata alla Passione del Signore. Al centro è posto in venerazione un Crocefisso in legno (alto m. 1,50) del XVI secolo. Ai lati del Crocefisso, su piedistalli in marmo policromo, sono situati rispettivamente: a destra l’Immagine della B.V. Addolorata: cartapesta (m. 1,70) opera della Scuola del Graziani di Faenza (sec. XVIII). In questa chiesa era fiorente una Compagnia o consorzio di duecento donne sotto il nome dell’Addolorata, i cui residui sono vivi ancor oggi. A sinistra è posta la statua di San Francesco d’Assisi, in atteggiamento di contemplazione. Anch’essa è opera della scuola del Graziani di Faenza e proviene dalla demolita chiesa dell’Osservanza.
Quinta cappella di sinistra.
Qui è stato riaperto il passaggio che immette nell’antica canonica ed è chiusa da una porta in legno del XVII sec.
In alto, sulla parete è esposto un bellissimo quadro rappresentante la Sacra Famiglia. Entro una bella cornice di legno dorato, ci appare la Vergine Santissima che tiene sulle ginocchia il bimbo Gesù dormiente.
Accanto a Lei una Santa in atteggiamento di tenerezza (forse S. Elena). Dietro di loro S. Giuseppe tiene sollevata una tenda, metre S. Anna e S. Elisabetta fanno cenno a San Giovannino di fare silenzio perchè Gesù dorme.
L’opera (m. 1,90 x 1,15) è attribuibile a Scuola veneta del XVII secolo e precisamente alla scuola di Paolo Caliari detto Veronese. Infatti della bottega del Veronese fanno parte, quali “Heredes Pauli” il fratello Benedetto († 1598) e i figli Paolo († 1596) e Gabriele († 1631).
Sesta cappella di sinistra.
Da notare il busto di Papa Pio IX.
È posto qui in segno di riconoscenza per la predilezione che ebbe per Massa Lombarda quando era Vescovo di Imola: qui infatti consacrò le nuove campane, il nuovo altare maggiore e procedette alla seconda consacrazione della chiesa. Presto ci auguriamo di vederlo insignito della gloria dei Santi.
Di qui si entra in Sacrestia. Gli armadi, opera del massese Francesco Soldati (sec. XVIII) sono stati gravemente danneggiati durante l’ultimo conflitto mondiale e si trovano in miserevole stato.
Un giorno in cui si possa giungere ad un restauro, questa sacrestia diventerà un interessante punto di studio sia per i suddetti mobili e sia per i numerosi quadri che vi sono conservati.


















