Chiesa Conversione di San Paolo TMP1

Navata laterale destra.

Navata Destra
Navata laterale di Destra

Oltrepassata la porta ed entrati nell’ampio tamburo in legno, vediamo una lapide marmorea che ricorda la seconda consacrazione della chiesa fatta il 10 novembre 1842 a ministero dell’Arcivescovo Cardinale Mastai Ferretti, dopo i grandiosi restauri degli anni 1835-42.

Varcato il tamburo, notiamo la bella pila marmorea per l’acqua santa: porta la data e il nome del donatore: Agustino Baiardi 1669.

Acquasantiera destra
Acquasantiera destra

Infisso al centro del muro di campata della nave laterale destra, contro l’interno della facciata, c’è un pluteo di marmo bianco diviso in tre parti, di cui le laterali scalpellate e la centrale ornata di un bassorilievo riquadrato di una rosetta cui si accompagnano in croce quattro espansioni contenenti ciascuna una croce bizantina. Si può considerare di epoca dal secolo VII al X. Fu rinvenuto durante i restauri del 1932 e posto qui dove sono i resti mortali del marchese Francesco d’Este, munifico signore di Massa Lombarda, sotto il cui governo fu costruita la chiesa (Ferrara 1/11/1516 – 12/2/1518).

Lapide che ricorda il luogo della sepoltura del Marchese Francesco D'Este
Lapide che ricorda il luogo della sepoltura del Marchese Francesco D’Este

Volle essere sepolto in San Paolo e aveva lasciato una cospicua somma per un monumento funebre. Non si sa come non sia poi stato eseguito il desiderio espresso dal Marchese d’Este. A distanza di quattro secoli abbiamo rimediato indicando almeno il luogo della sepoltura. Dietro questo muro di fondo sono i reperti che testimoniano la primitiva chiesa romanica.

Prima cappella di destra.

Prima cappella navata di destra
Prima cappella navata di destra

È la cappella delle confessioni. Sulla parete di sinistra è ricavata una nicchia per la statua di San Giuseppe: pregevole opera in legno policromo del sec. XVII.

Statua lignea di San Giuseppe
Statua lignea di San Giuseppe

Nella parte centrale è il quadro di San Giovanni Evangelista.

Il santo è avvolto in manto rosso, tiene sollevata la penna e volge lo sguardo in alto da dove discende lo Spirito Santo sotto forma di colomba, tra voli di angeli; in basso a destra i suoi simboli: l’aquila che tiene il calamaio appeso al rostro e il calice con l’aspide.

San Giovanni Evangelista
San Giovanni Evangelista

La tela (m.2,42×1,62) è attribuibile ad Alessandro Tiarini. Questo pittore (Bologna 1577-1668) fu discepolo di Lavinia e Prospero Fontana e di Bartolomeo Cesi. Fu fertilissimo e sue opere si conservano in molte città d’Italia. Due suoi figli, Antonio e Francesco lo seguirono, benché a grande distanza artistica.

Seconda cappella di destra.

Seconda cappella navata di destra
Seconda cappella navata di destra

È dedicata ai SS. Sebastiano e Rocco, patroni minori di Massa Lombarda, dichiarati tali dalla Municipalità in seguito allo scampato flagello della peste nel 1630: sono infatti invocati come particolari intercessori in caso di epidemie. Ciò spiega perché il loro culto e ovunque diffuso.

I Santi Sebastiano e Rocco copatroni della Diocesi e della nostra Parrocchia
I Santi Sebastiano e Rocco copatroni della Diocesi e della nostra Parrocchia

Questa tela (m. 3,80×2,40) è un capolavoro del Conte Cav. Carlo Gignani (Bologna 1628 – Forlì 1719). Fu l’artista più popolare della Bologna seicentesca: convinto interprete del correggismo e della norma raffaellesca del Reni. Ebbe una produzione notevolissima e opere sue si ammirano in parecchie città (Roma, Bologna, Forlì, Imola). Diresse nel 1680 il complesso pittorico della chiesa del Carmine a Massa Lombarda, parte in affresco e parte in tela. Di tale complesso purtroppo rimane molto poco: qualche residuo nella chiesa del Carmine e questa tela.

I1 dipinto rappresenta la Massa del seicento su sfondo campestre con orizzonte collinoso, cielo a scaglie di nubi e un frondoso albero a destra.

Al centro le due grandi figure dei Santi: Sebastiano, legato all’albero stesso con le mani incrociate sopra il capo, trafitto da frecce, semiginocchioni, con perizoma attorno ai lombi; Rocco, a sinistra, indossante ampie vesti a piegoni, i calzari da pellegrino, la mano sinistra al petto trattiene l’alto bordone, il viso tra lunghi capelli fluenti sulle spalle.

A lato il fedele compagno del lungo pellegrinare: il cane col pane in bocca. Entrambi i due Santi volgono lo sguardo al cielo da dove discende a volo un angelo nell’atto di porgere a Sebastiano la palma del martirio e a Rocco una corona di rose.

Terza cappella di destra o del Battistero.

Terza cappella navata di destra
Terza cappella navata di destra

Qui sono composti gli elementi del complesso battesimale che furono messi in opera dall’Arciprete Angelo Folli nel 1887: risalgono al sec. XVII.

Sulla parete di centro la grande tavola raffigurante il Cristo risorto (m. 2,80 x 1,50) entro una bella cornice lignea. E una copia eseguita da Pietro Candi di Cento nel secolo scorso e fu commissionata dalla confraternita del Santissimo Sacramento per la propria cappella.

Battistero e quadro del Cristo Risorto
Battistero e quadro del Cristo Risorto

L’originale è di Benvenuto Tisi da Garofalo (Ferrara 1481-1559) ed è custodita alle Opere Pie di Massa Lombarda. Questa, annerita e scrostata, fu fatta restaurare recentemente e qui posta come a suo luogo più adatto per richiamare il concetto battesimale della Risurrezione.

La copia non è meno bella dell’originale: la maestosa figura di Cristo si staglia dal sepolcro, con a lato due angeli in atteggiamento di sentinelle, che tengono in mano i segni della passione quale trofeo di vittoria sulla morte.

Al centro della cappella è la vasca ovale in marmo bianco per l’acqua lustrale. Il coperchio della medesima è in legno laccato in bianco e dorato, con gola alla base da cui si dipartono le nervature che si uniscono al nucleo centrale sormontato da una croce.

Sulla parete sinistra della cappella è un armadio a muro chiuso da una elegante porta in legno laccato bianco e con dorature: è a due battenti con stipite attorno ed è sormontata da due acroteri con cimasa.

La ricca trabeazione si ricollega ai fregi rilevati e dorati dello stipite. I due specchi dei battenti hanno un ornato a umbone e palme di fogliame.

Sopra la porta è stata murata una lapide che ricorda il massese Dom Antonio Gabriele Costa, monaco certosino a Lucca, trucidato durante la guerra di liberazione (9/9/1944) e decorato di medaglia d’oro per avere dato la propria vita per la salvezza di molti.

Lapide in ricordo del martirio di Dom Antonio Costa
Lapide in ricordo del martirio di Dom Antonio Costa

Quarta cappella di destra.

Quarta cappella navata di destra
Quarta cappella navata di destra

È dedicata a Santa Rita da Cascia. Al centro della parete di fondo è stato posto un piedistallo di scagliola bianco per sorreggere la statuetta, di valore devozionale. Attorno ad essa una cornice di legno dorato con sfondo di stoffa pregiata e, ai lati, due angeli in legno dorato che sostengono una lampada.

Statua di Santa Rita
Statua di Santa Rita

Nella parete destra di questa cappella è il quadro raffigurante S. Alberto Carmelitano, tavola di m. 2,29 x 1,29. Rappresenta l’interno di un sacello di cui si vedono sul fondo membrature architettoniche e, in mezzo, la figura del Santo inginocchiato, a braccia aperte, lo sguardo in estasi davanti all’apparizione della Madonna che gli si mostra col bimbo sopra una nuvola e su sfondo luminoso; accanto al Santo c’è la mensa di un piccolo altare col Crocefisso. In primo piano, ai lati della tavola, oranti a mani giunte, i busti dei due donatori, cioè i coniugi capitano conte Pietro Todeschi di Massa e la moglie Chiara Rossi.

Sant'Alberto Carmelitano e la famiglia Todeschi di Massa
Sant’Alberto Carmelitano e la famiglia Todeschi di Massa

L’opera è attribuita al ferrarese Mazzuoli Giuseppe, detto il Bastarolo (Ferrara 1536-1589). Un inventario conservato presso l’arcipretale (1879) la attribuisce invece a Gerolamo Gamberotto o Gamberati, ferrarese anche lui († 1628).

Nella parete di fronte è raffigurata Santa Lucia Martire, tela ad olio di m. 2,10 x1,37. Prima del recente restauro (1982) si presentava pressoché monocroma, ora invece è apparsa in tutta la sua bellezza: entro una nicchia a tutto sesto appare la graziosa figura della Santa che tiene con la mano sinistra il bacile con gli occhi e con la destra la palma del martirio.

Santa Lucia
Santa Lucia

Sulla base degli stipiti della nicchia sono apparsi i nomi, sia del donatore: Petrus Romanus f.f. 1603 che del pittore: Gul.s Tell.s pinxit. (Guglielmo Tellarini). Proviene dalla demolita chiesa del Rosario dove per secoli fu oggetto di grande culto, vivo tuttora.

Quinta cappella di destra o di Santa Maria Maddalena.

Quinta cappella navata di destra
Quinta cappella navata di destra

Sulla parete in fondo e stata posta una grande pala d’altare, dipinta ad olio su tela e racchiusa da una bellissima cornice in legno dorato (m. 3,70 x 2,50).

MadallenaDePazzi

Rappresenta Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, vergine della nota nobile famiglia fiorentina (Firenze 2/4/1566 – 25/5/1607). La Santa vi è raffigurata in atto di ricevere la comunione da Cristo stesso che le appare seduto su nubi, le offre l’ostia con la mano destra, mentre con la sinistra tiene il piattino; fra loro una coppia di putti alati sorregge la tovaglia. In primo piano, all’estrema destra, un grande angelo accompagna l’estasi col suono di un violone. In basso, sul gradino dell’altare sono posti un libro, un giglio, un cuore: simboli della scienza sacra, della purezza e dell’amore. In alto, sotto le volte del tempio che appena si intravvede, tra un alone di nubi e tra angeli festanti, appaiono i due patriarchi dell’ordine carmelitano: i profeti Sant’Elia e Sant’Eliseo.

L’opera è di Felice Cignani, figlio e discepolo di Carlo (Bologna 1660-1724). Seguì il padre nella decorazione della chiesa del Carmine. Si ammirano un po’ dovunque sue opere: ha lavorato col padre a Bologna, Imola, Forlì.

Sesta cappella di destra.

La sesta cappella di destra è tutta occupata dall’Organo, costruito dalla Ditta Tamburini di Crema negli anni 1963-64 e completamente revisionato durante i recenti restauri.

Sesta cappella navata di destra
Sesta cappella navata di destra

Fino agli ultimi eventi bellici l’organo era addossato al muro di fondo della navata centrale, sopra il tamburo della porta e vi si accedeva dal campanile.

Organo
Organo

Cappella della Madonna.

Cappella dell'Immacolata
Cappella dell’Immacolata

Nella piccola abside di fondo, entro la nicchia incavata in una bella ancona in legno laccato di color cenere e con fregi dorati, è posta in venerazione l’Immagine della Madonna Immacolata, statua policroma in cartone romano, opera di Giovanni Ballanti Graziani di Faenza (sec. XIX). Questa statua (alta m. 1,78) proviene dalla demolita chiesa dell’Osservanza.

Statua della Madonna Immacolata
Sant’Antonio
San Francesco
San Francesco

Alle pareti di detta cappella sono appese due pale d’altare dipinte ad olio su tavola.

Presentazione di Maria al tempio
Presentazione di Maria al tempio

Quella a destra rappresenta la presentazione della B.V. Maria al tempio (m. 2,60×1,77). Lo sfondo è un edificio sacro aperto sui lati in un tratto di paese. Al centro i Santi Gioacchino e Anna che presentano al Sacerdote la loro bambina inginocchiata. Dietro ad essi due leviti reggono i candelieri e un altro regge il libro; alcune altre figure intervengono alla suggestiva cerimonia. L’opera è attribuita diversamente: un inventario del 1879, conservato presso il nostro Archivio parrocchiale, la dice eseguita nel 1841 dal pittore ferrarese Pietro Candi. Invece il sig. Antonio Corbara che fece le schede di tutte le opere d’arte conservate nelle nostre chiese prima del 1933 e poi di nuovo nel 1958, la dice opera di scuola romagnola con influssi ferrareso-tardomanieristici e la colloca verso la metà del sec. XVI. Siccome sappiamo che il Candi lavorò molto a Massa Lombarda, copiando dagli originali, potrebbe trattarsi della copia di un’opera precedente.

Nella parte di sinistra della medesima cappella è situata una grande pala d’altare raffigurante Cristo risorto che appare agli apostoli nel Cenacolo e invita Tommaso a mettere il dito nei fori delle sue piaghe.

San Tommaso
San Tommaso

Tale dipinto (m. 3,04 x 1,90-) era nell’abside di questa medesima cappella dedicata appunto all’apostolo San Tommaso: nel buio di un edificio appena rischiarato da una finestra gotica, appare agli Apostoli la sfolgorante figura del Risorto con lo stendardo in mano ed indica a Tommaso la piaga del costato.

Il Quadri nelle sue memorie afferma trattarsi di una copia ottocentesca del Candi, da un quadro di Bartolomeo Gennari, esemplato dal Guercino (sec. XVI). La stessa cosa afferma il già ricordato inventario il quale ci conferma anche che la copia fu eseguita dal Candi per ordine dell’Arciprete Emidio Foschini.

Il Corbara invece lo dice originale di Bartolomeo Gennari e lo qualifica di forme nobilmente guercinesche, con colore intenso e succoso.