Chiesa Conversione di San Paolo

CENNI STORICI

Il 27 giugno 1528 una Bolla di Monsignor Scribonio dei Cerboni, vescovo di Imola, concede il giuspatronato di questa arcipretale a favore della Ill.ma Comunità di Massa Lombarda. Infatti, avendo quel Vescovo eccitati i fedeli di Massa a voler costruire in più lunga e larga forma la propria chiesa, dichiara “appartenere ad essi il diritto di presentare il Rettore della medesima qualora ne fosse vacante. A loro con la sua autorità confermava il giuspatronato su di essa e, se fosse necessario, lo conferiva loro di nuovo a condizione che entro dieci anni la nuova chiesa fosse effettivamente terminata e coperta e che essi fossero obbligati a fornirla di calici, apparati e delle altre cose necessarie”.
I bravi massesi si misero all’opera; demolirono la vecchia chiesa troppo angusta (la seconda della loro storia) e innalzarono l’attuale.
Furono di parola: nell’aprile del 1537 la chiesa era ultimata. Don Francesco d’Este, da due anni marchese di questa città, volle contribuire alla costruzione e donò alla chiesa due pregevoli dipinti: la Conversione di San Paolo del Bastianino e La Risurrezione di Cristo del Garofalo.

Il Quadri attribuisce la chiesa a disegno di Bartolomeo Suardi detto il Bramantino (Milano 1465-1530). Sappiamo di questo pittore e architetto che lavorò a Milano e che fu certamente anche a Roma e in Italia Centrale, ma non si sa come concordare bene il suo intervento a Massa Lombarda, dato che la morte lo colse nel 1530, cioè appena due anni dopo l’inizio dei lavori della nuova chiesa.

La consacrazione solenne ebbe luogo il 10 novembre 1577 a ministero del Vescovo di Imola Mons. Vincenzo Ercolani, il quale conferì il titolo di Arciprete all’allora Rettore Don Ippolito Mainardi, per sè e per i suoi successori. Don Mainardi eresse il portico antistante la chiesa nel 1580.

La chiesa di Massa fu da allora Vicariato Foraneo; ebbe alle proprie dipendenze le Rettorie di Conselice, di San Patrizio e, come sussidiaria, la chiesa di S. Urbano al Serraglio.

Nulla si sa di particolari interventi lungo oltre due secoli (XVII e XVIII). Lentamente però la chiesa dovette risentire delle ingiurie del tempo se fu necessario arrivare a un generale restauro. Infatti durante il ministero dell’Arciprete Don Emidio Foschini (1832-1854) si affrontarono i primi grandiosi lavori a spese della Comunità.
La chiesa cambiò internamente l’aspetto originario con la costruzione della volta ed il rafforzamento delle colonne. Diresse i lavori l’Ing. lgnazio Bonoli: dal 1835 al 1842. Furono allora rinvenute presso l’altare maggiore le ossa di Francesco d’Este e collocate in luogo più degno. Fu rialzalo il campanile e la notte del 31 ottobre 1842 furono poste in opera le nuove campane, dopo essere state consacrate nella chiesa del Carmine. In quella notte la città si svegliò all’improvviso festoso doppio.
L’altro grande restauro fu fatto negli anni 1932-34 durante il ministero di Don Domenico Bresadola. Demolito il porticato antistante, la facciata fu messa allo stato attuale su disegno dell’Arch. Gianluigi Poggiali di Imola. Furono abbattuti tutti gli appodiati che ostruivano la bella visione dell’abside. Nello stesso periodo fu liberata la chiesa dal giuspatronato civile per cui gli arcipreti dovevano essere scelti dal Consiglio Comunale e quasi esclusivamente tra sacerdoti massesi.

Venne la guerra 1940-45 e la furia distruttrice si abbatté su tutta Massa Lombarda: il bel San Paolo fu quasi completamente distrutto.
Risorse dalle rovine, a guerra finita, col concorso dello Stato e ad opera della locale Cooperativa Muratori. I lavori si protrassero durante il ministero di Mons. Giovanni Proni che si adoperò per completarla in ogni sua parte con la generosa collaborazione di gran parte della popolazione. Durante il ministero del Can. Antonio Meluzzi furono ultimate le rifiniture e fu acquistato il nuovo organo.

Alcuni ricordano ancora il paziente faticoso lavoro nel modellare i mattoni che compongono le cornici di tutto l’esterno della chiesa. Fra essi il Sig. Landini Francesco e il Sig. Folli Carlo.

Facciata della chiesa di San Paolo

DESCRIZIONE DELLA CHIESA

La facciata della chiesa, come si presenta attualmente, fu ristrutturata dietro disegno dell’Arch. Gianluigi Poggiali, nell’anno 1932-33 dopo la demolizione del portico antistante. è rinforzata verticalmente da lesene che la dividono in tre parti, corrispondenti alle navate interne, di cui la centrale è sopraelevata. Questa, in alto, è decorata da una serie di cinque archetti a peduccio rilevati; sotto si aprono un rosone e la porta ad arco romanico cui fa da cornice un protiro che sostiene una nicchia a tre scomparti. Delle due ali quella di destra è quasi completamente coperta dal campanile, quella di sinistra manca del fregio di archetti e reca essa pure un occhio circolare e una porta minore.

Il fianco destro è diviso in sei parti da lesene, corrispondenti alle cappelle interne. Ognuna di dette parti è decorata in alto da tre archetti a peduccio rilevati sotto i quali si apre un occhio circolare. Il fianco sinistro invece, liberato dagli appodiati che ne impedivano la visione, è a parete liscia e reca, in alto, quattro occhi circolari. Dà su un grazioso cortiletto interno in via di definitiva sistemazione.

Il campanile sorge sul fianco destro della chiesa, su pianta quadrata con lesene angolari. La base romanica risale probabilmente al sec. XI all’epoca della prima chiesa. Infatti nel 1932, in basso del muro contro la chiesa si è trovata traccia di un arco a tutto sesto e, più importante ancora, si è trovato un affresco che rappresenta una testa aureolata di Santo. Tale affresco faceva parte probabilmente della decorazione della prima chiesa della Massa di San Paolo il cui presbiterio doveva trovarsi a lato del campanile, essendo detta chiesa orientata verso ovest. Demolita questa, e mutata la orientazione verso le case dei marmirolesi, la pittura è rimasta nascosta fra il muro della chiesa e quello della torre campanaria, dove ora è la tomba di Francesco d’Este.

Accanto alla attuale chiesa cinquecentesca fu sopraelevato anche l’antico campanile costruendo la cella campanaria, in cui si aprono quattro bifore comprese in un unico arco gotico sormontato da occhio circolare e caratterizzato da una bellissima colonnina tortile a mattoni appuntiti. A questa cella era sovrapposta una guglia che rovinò più volte, fino a quando nel 1829, su disegno dell’Arch. Giuseppe Malpezzi, fu sostituita dall’attuale secondo piano di bifore coperto da un terrazzo contornato da balaustra con un torretto circolare centrale. L’altezza della torre, fino alla croce, è ora di quaranta metri.

Nella cella campanaria sono poste le quattro campane consacrate dal Card. Mastai Ferretti il 20 Ottobre 1841 come risulta da iscrizione latina incisa sulle tre minori (la maggiore infatti, asportata per cause di guerra, fu rifusa nel 1955). Furono fatte a spese dell’Arciprete Emidio Foschini e della Municipalità retta dai Signori: Girolamo Bassoli, Luigi Serra Zanetti, Pietro Nori, Gaetano Bonvicini e Filippo Cavina.

Sui capitelli delle bifore sono incisi i nomi di coloro che eseguirono l’opera di innalzamento del campanile nel 1829, e precisamente:

nel capitello ovest “Giulio Malpezzi di Brisighella, ingegnere, disegnò e diresse”; nel capitello nord “Cosma Mongardi di Imola imprese, Angelo Mazzoni di Bologna I’opera eseguì in agosto 1829”; negli altri due capitelli: scuola d’arti e mestieri Massa Lombarda. La fusione delle campane invece è dei fratelli Angelo e Giuseppe Balestra di Cesena.

Interno della chiesa di San Paolo

L’interno della chiesa è di forma rettangolare diviso in tre navate, senza transetto. Le navate sono divise fra loro da due file di cinque colonne per lato con sei archi a tutto sesto. Purtroppo durante i restauri del 1835-42 fu necessario ingrossarle coprendo con finto granito le esili colonne in cotto che ancora si possono scorgere facendo breccia nell’intonaco. La navata di mezzo ha il soffitto a capriate e riceve luce da sei finestre, tre per lato. Le due navate laterali invece hanno volte reali a vela, quante sono le cappelle. La nave centrale termina col presbiterio e l’abside pentagonale che prende luce da cinque grandi finestre a sesto acuto.

Presbiterio

Il presbiterio invece è illuminato da due grandi occhi rotondi nell’alto della volta a vela che sostiene la cupola.

Le navi laterali terminano con due cappelle coperte da cupolette e con abside semicircolare.
La chiesa è lunga m. 44, larga m. 22 e alta m. 20.