Chiesa Conversione di San Paolo

Cappella del Santissimo Sacramento.

Cappella del Santissimo Sacramento
Cappella del Santissimo Sacramento

È chiusa da un cancello in ferro battuto e ottone, composto da due parti fisse e due cancelli mobili.

Le aste sono tutte tonde escluse le estreme e sono ornate da terminazioni a nodo di ottone. I fregi e la cimasa sono animati da steli convolti e mistilinei. Lo zoccolo è ricco di fiori dorati entro composizioni mandorlate. Risale alla metà del sec. XVIII. Dall’arco sopra il cancello pendono due lampade in metallo dorato che recano la seguente scritta: Foschiny aere proprio Romae fieri curarunt anno domini MDCCLXXXVII (I Foschini fecero fare a Roma nel 1787 a proprie spese).

In fondo, nella piccola abside, una nicchia racchiude un trono ligneo, dorato e finemente lavorato per la Esposizione solenne del Santissimo. La residenza e l’altare della celebrazione, in marmo policromo risultano elementi del vecchio altare distrutto in parte da eventi bellici e in parte dalla umidità.

Sulle pareti della cappella sono appese due piccole tavole dipinte ad olio. S. Giorgio a destra e San Giovanni Battista a sinistra: sono i due Santi Protettori della Compagnia del Santissimo Sacramento.

Francesco D'Este raffigurato come San Giorgio
Francesco D’Este raffigurato come San Giorgio
San Giovanni Battista
San Giovanni Battista

Gli originali di Luteri Giovanni, detto Dosso Dossi (1489-1541) sono ora alla galleria dell’Accademia di Brera a Milano. Queste sono due copie commissionate al solito Pietro Candi nel secolo scorso: anche qui lavorò molto e bene a riprodurre gli originali.

Nelle fattezze del San Giorgio si vuole ritratto il marchese Francesco d’Este.

CAPPELLA MAGGIORE

Cappella dell'Altar Maggore
Cappella dell’Altar Maggore

Salendo due gradini si accede al Presbiterio: nel centro del quale è rappresentato, in mosaico, lo stemma del Comune di Massa Lombarda, opera di Dante Cocchi.

Mosaico con lo stemma di San Paolo
Mosaico con lo stemma di San Paolo

L’altare maggiore è del secolo scorso, in marmo policromo pregiato con al centro un bel tabernacolo. La mensa è composta di un unico blocco di marmo e fu consacrata nel 1842 dal Card. Mastai Ferretti. Una lapide, posta dietro l’altare, ricorda lo storico avvenimento.

Nell’abside circolare si aprono cinque grandi finestre a sesto acuto. Sono a vetri istoriati a gran fuoco, costruiti dalla Ditta Melini di Firenze negli anni 1975-77. Rappresentano i Santi Patroni di Massa Lombarda e precisamente: nel mezzo San Paolo, patrono principale; a destra San Giuseppe, patrono del quartiere San Paolo; San Giovanni Battista, patrono del quartiere San Giovanni; San Michele, patrono del quartiere Meletolo e San Giacomo, patrono del Quartiere Bolognano.

San Paolo
San Paolo

 

giova paul
San Giuseppe e San Giovanni, patroni dei quartieri San Paolo e San Giovanni

 

San Giacomo e San Michele, patroni dei quartieri Bolognano e Meletolo
San Giacomo e San Michele, patroni dei quartieri Bolognano e Meletolo

Tutt’intorno all’abside gira il coro in legno di noce, a un solo ordine di stalli, divisi da lesene piatte con capitelli a voluta e da braccioli curvi. Le spalline sono ornate da formelle con contorno mistilineo.

Il coro ligneo dietro l'altare maggiore
Il coro ligneo dietro l’altare maggiore

Sul davanti dell’appoggio gira una pancata continua, con dossale dello stesso tipo di cui sopra. L’opera (alta m. 2,15 e profonda m. 1,40) è del secolo XVIII.

Murate alle pareti sono due porte di legno laccate in bianco e con fregi dorati: immettono rispettivamente nelle cappelle del Santissimo e in quella della Madonna. Pendenti dall’alto, all’ingresso del Presbiterio sono due lampade in rame argentato: fanno parte di un prezioso servizio di candelieri e Croce fatti eseguire nel secolo scorso dalla Compagnia del Santissimo.

Per completare la visita bisogna notare i quattordici quadretti della Via Crucis, opera di autore ignoto del sec. XVII o XVIII. Non hanno un grande pregio pittorico, ma sono caratteristici per la vivacità della policromia e l’espressività delle persone dipinte.

Ed ecco agli ultimi due grandi dipinti appesi alle pareti laterali del Presbiterio: a destra la Conversione di San Paolo: tavola di m. 4 x 2,35 racchiusa in grande cornice liscia in legno dorato. È copia del solito Pietro Candi di Cento, eseguita nel secolo scorso. L’originale di Filippi Sebastiani, detto il Bastianino (Ferrara 1532 – 1602), di dimensioni molto più ridotte, si trova presso le Opere Pie di Massa Lombarda.

Conversione di San Paolo Apostolo
Conversione di San Paolo Apostolo

Come sia finito lì non si sa; è certo che fu fatto per questa chiesa per volere di Francesco d’Este che vi appare ritratto nelle sembianze stesse di San Paolo. Comunque anche in questo caso la copia non è indegna dell’originale. Il quadro rappresenta il momento in cui il Cristo apparendo a San Paolo sulla via di Damasco, lo folgora a terra sbalzandolo da un poderoso cavallo bianco. Paolo, vestito di armatura romana, resta con le mani levate verso l’improvvisa apparizione, mentre i suoi compagni di viaggio si ammucchiano ai lati, sbalorditi.

Annunciazione dell'Angelo a Maria
Annunciazione dell’Angelo a Maria

Nella parete di sinistra è appeso il quadro della Annunciazione del Signore. È dipinto su tela (m. 4 x 2,60): rappresenta la Vergine Santissima che riceve dall’Angelo Gabriele l’annuncio della Incarnazione del Figlio di Dio. La Madonna, a sinistra, è inginocchiata in atteggiamento di preghiera mentre da destra arriva, a volo, l’Angelo che, riverente, le reca il lieto conturbante annuncio. In alto, fra le nubi, appare, sotto forma di colomba,lo Spirito Santo, e alcuni angioletti contemplano la mirabile scena.

Una grande cornice lignea, dorata e con fogliame agli angoli, rende più vivace la pittura che si presenta a colori smorzati.

L’opera è attribuita al bolognese Gian Francesco Gessi (1588 – 1649). Questo pittore definito “reniano in libertà” lavorò appunto col Reni a Bologna, a Napoli e, da solo, in altre città.

[Tratto da “Un passato che rimane presente” di Don Orfeo Giacomelli]