Letture: Deuteronomio 30,10-14 / Salmo 18 / Colossesi 1,15-20
I precetti del Signore fanno gioire il cuore.
Dal Vangelo secondo Luca (10,25-37)
In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».
Parola del Signore.
VITA ECCLESIALE
| Sabato 12 | 18.30 | + Toffanello Maria) |
| Domenica 13 | 10.3018.30 | + Alfonso, Alma, Maria e Peppino+ Matulli Sergio e Matulli Camilla |
| Lunedì 14 | ||
| Martedì 15 | ||
| Mercoledì 16 | ||
| Giovedì 17 | ||
| Venerdì 18 | ||
| Sabato 19 | ||
| Domenica 20 | 10.30 | + Francesco Marconi (VII° Anniv.) |
Orario Confessioni Venerdì ore 10.00 – 11.00 (don Pietro)
Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)
ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)
N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.
Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00
Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30
Festivo : ore 10.30, 18.30
Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario
Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario
| Anno : CLuglio 2025 |
LA VITA DELLA COMUNITA’
| Domenica 13XV del T. Ord | Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo). |
| Mercoledì 16Beata Vergine Maria del Monte Carmelo | Ore 17.55 (Sala del Carmine) : S. RosarioOre 18.30 (Sala del Carmine) : S. Messa
NON c’è la S. Messa in S. Paolo |
| Venerdì 18 | Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario. |
| Domenica 20XVI del T. Ord. | Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo) |
Avviso
Mercoledì 16 la S. Messa sarà celebrata alla Sala del Carmine alle ore 18.30 preceduta dal S. Rosario alle ore 17.55
1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di mola.
| Alla scuola di Gesù : | |||||||||||
| Lunedì | Martedì | Mercoledì | Giovedì | Venerdì | Sabato | ||||||
| Mt 10,34-11,1 | Mt 11,20-24 | Mt 11,25-27 | Mt 11,28-30 | Mt 12,1-8 | Mt 12,14-21 | ||||||
Vivere il mistero – La domanda essenziale di Lc 10,25-37 si potrebbe identificare nelle parole del dottore della Legge: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?» È una domanda complessa che presuppone una fede, una visione della vita, una morale, una visione dell’aldilà. Il dottore della Legge, purtroppo, la pone con malizia («per mettere alla prova 6esù»). Il Maestro, però, lo porta verso un’autenticità maggiore. «Cosa dice la Parola di Dio?» Invita l’uomo ad attivare un rapporto particolare con Dio (cf. Dt 6,5), con il prossimo e con sé stessi (Lv 19,18). Al tempo di Gesù questa risposta poteva essere formulata da qualunque buon ebreo maturo e formato. Con il racconto esemplare del buon samaritano Gesù va oltre e spiega molte cose, di cui due sono molto importanti. La prima cosa riguarda cosa si intenda per «amore». Sappiamo che nel testo di Dt 6,5 l’amore verso Dio non è equivalente all’affetto (che può esserci e anche no), ma indica primariamente la fedeltà a tutta prova. Più delicato il significato di «amore» verso il prossimo. Il testo di Lv 19,18 avvicinava l’amore del prossimo con l’abbandono totale del rancore e della vendetta verso i connazionali. […] La seconda riguarda il rovesciamento della mentalità. Chi vuole ereditare la vita eterna non si chiede «chi è il mio prossimo», ma si chiede «io prossimo di chi sono». Il rapporto con l’altro prende un aspetto diverso. 0gnuno è prossimo di chiunque gli è vicino. Ci si trova davanti a una delle tante chiavi universalistiche del cristianesimo. […] Siamo ormai abituati a chiamare il brano di Lc 10,25-37 «la parabola del buon samaritano». Sotto il profilo letterario il racconto del buon samaritano non è una parabola, ma un racconto esemplare. La parabola contiene sempre lo smascheramento e l’inconsistenza della tesi o del comportamento dell’ascoltatore. Il racconto esemplare, invece, contiene un esempio da imitare («Va’ e anche tu fa’ così». C’è un modo curioso di interpretare la parabola del buon samaritano: il mercante sarebbe il cristiano, i briganti, i peccati. Il levita e i sacerdoti rappresenterebbero le forze umane incapaci di salvezza; il samaritano, invece, è Gesù. L’olio e il vino sarebbero la sua bontà e misericordia, il giumento su cui carica il ferito, la natura umana di Gesù. La locanda rappresenterebbe la Chiesa, l’albergatore, il sacerdote. I due denari sarebbero i due gruppi di sacramenti (sacramenti degli spiritualmente vivi e quelli degli spiritualmente morti); il ritorno del Samaritano indicherebbe la parusia. Si tratta di una interpretazione che proviene dall’epoca patristica. Bisogna, tuttavia, rilevare che il testo della Colletta propria (anno C) identifica il buon samaritano con Gesù, così come faceva l’interpretazione allegorica di epoca patristica: «Donaci un cuore attento e generoso verso le sofferenze e le miserie dei fratelli, per essere simili a Cristo, buon samaritano del mondo». Tutto il brano evangelico è composto per antitesi. Il dottore della legge si contrappone a Gesù (vuol metterlo alla prova). I briganti si contrappongono al mercante, il levita e il sacerdote – osservanti della legge di purità e non della persona dell’altro – si contrappongono al comando dell’amore di Dio e del prossimo (Dt 6,5; Lv 19,18) e al samaritano, la domanda del dottore della legge sul prossimo si contrappone alla domanda di Gesù sullo stesso tema. Sembra che Luca abbia voluto inviare al suo lettore un messaggio nodale. Il cristiano non deve temere le contrapposizioni: con la Parola di Dio nel cuore, dialogando con chi si contrappone si giunge alla scoperta di ciò che è più autentico. (don Renato De Zan)
Spazi per la liturgia- Dentro il Mistero [continuazione] (di Jesus Castellano Rivera)
I celebranti, forse meglio i concelebranti di questa mistagogia trinitaria ed ecclesiale, sono oltre che le persone divine anche i fedeli, nella loro dignità battesimale, nella espressività della loro antropologia concreta e nelle dimensioni storiche e culturali della vita cristiana, insieme ai ministri, ma nella comunione con i santi della Gerusalemme celeste. Il Catechismo della Chiesa Cattolica aiuta a cogliere la complessità di questa mistagogia della celebrazione quando indica con alcune fondamentali domande il senso stesso del celebrare. Chi celebra? Sono i concelebranti della terra e del cielo. Come celebrare? Sinteticamente risponde alludendo ai segni e ai simboli, alle parole e alle azioni, al canto e alla musica, alle sacre immagini. Tuttavia nella spiegazione dei segni e dei simboli propone, come, gli stessi Padri della Chiesa suggerivano, una griglia essenziale per cogliere la profondità dei segni liturgici. Essi sono insieme evocativi o significativi, comunicativi ed efficaci, ma anche impegnativi nell’esigere una accoglienza ed una risposta. Si segnala inoltre che ogni segno, infatti, ha una dimensione umana e cosmica, un significato religioso, come viene esplicitato attraverso le pagine dell’Antico Testamento, un riferimento esplicito a Cristo, una sua finale e definitiva espressione nella liturgia della Chiesa. Basti pensare, ad esempio, all’acqua del Battesimo, elemento cosmico universale, pieno di significato nei mille episodi dell’antico Testamento – dalle acque primordiali a quelle del Mar Rosso – con un esplicito riferimento a Cristo – dal Battesimo nel Giordano all’acqua che sgorga dal suo costato e al mandato di “battezzare”; finalmente è la Chiesa che fissa il significato del rito nella sua liturgia secolare. Una catechesi mistagogica sui sacramenti e sulla liturgia non può prescindere dalla spiegazione di queste dimensioni che si possono applicare anche ad altri segni, parole, riti. (8– continua)